braccia sottratte all'agricoltura

Racconti di provenienza ambigua
lunedì, 20 giugno 2005

A nord del confine, a est del sole - Capitolo 3-

Iniziai a scrivere la mia prima lettera a Shimamoto almeno venti volte, ma non c’era niente da fare, non ero bravo a scrivere e ora rimpiangevo tutto il tempo che avevo impegnato ad allenarmi invece che a studiare. Così passava il tempo e io non avevo ancora trovato il modo di scrivere a Shimamoto e sentivo che più tempo fosse trascorso, meno possibilitá avevo di riprendere il mio dialogo con lei, e il nostro arrivederci si sarebbe trasformato in un definitivo addio. Per me logico che fossi io a dovermi fare vivo per primo, una studentessa universitaria aveva certo molte cose per la testa e forse si sarebbe dimenticata presto dell’estate trascorsa a Kyoto per affrontare i problemi quotidiani.

Così, grazie allo stimolo di dover imparare a scrivere per potermi mettere in contatto con Shimamoto, inizia a dedicarmi con maggior impegno nello studio e nella lettura. Le energie non mi mancavano e ora dovevo solo convogliarle invece che nello sport, nello studio. I risultati furono subito buoni e il mio rendimento scolastico migliorò moltissimo in breve tempo. Fui anche in grado di scrivere a Shimamoto una lettera decente, dove gli errori di ortografia e di sintassi non erano così frequenti come nei primi miserabili tentativi. Già dal giorno dopo aver spedito la mia lettera iniziai ad osservare ogni giorno la cassetta delle lettere con un sentimento misto di speranza e timore: speravo in una risposta di Shimamoto e temevo che la mia lettera tornasse indietro perché l’indirizzo era sconosciuto o la destinataria l’avesse respinta.

La risposta alla mia lettera non arrivò subito, come io mi aspettavo, ma dopo molti mesi, in forma di biglietto di auguri di buon anno. Un biglietto molto carino, con un paio di frasi gentili ma un po’ distaccate, dove Shimamoto si scusava per non avermi risposto prima, ma era piena di impegni e di tempo ne aveva sempre meno.

Comunque la mia gioia fu subito tale da spazzare via la delusione. Inizia subito a fare castelli in aria su quando avrei rivisto Shimamoto, avrei voluto partire il giorno stesso e andare a piedi a Kobe per rivederla. Mi limitai a scriverle una lettera breve ma gentile di risposta dove le auguravo ogni bene per l’anno nuovo e le proponevo di incontrarci quando lei ne avesse avuto modo.

 

Dopo due mesi Shimamoto telefonò a casa mia, ero solo in casa e la telefonata arrivò come un fulmine a ciel sereno, non aspettavo assolutamente di poter ricevere una tale telefonata, e la sua voce mi provocò un incredibile emozione, ero talmente confuso dal faticare a spiccicare due frasi in croce.

“Hajime, spero di non disturbarti, la tua voce é così concitata, stavi facendo qualcosa di importante e sei corso al telefono?”

“No, no, é che ,  sai , non , ehh , non pensavo che, ahh, be’, sì non pensavo che telefonassi, mi fa piacere sentirti, ehh, già, quanto tempo”

“Devi scusarmi, avrei dovuto scriverti o telefonarti prima, ma questi mesi sono stati molto concitati, ho dovuto fare un mucchio di cose, ma ora, sai, io mi ricordo delle promesse fatte, ti ho chiamato perché abbiamo una sfida aperta in piscina, te ne ricordi ancora?”

“Certo, certo, ehh, sii, allora possiamo vederci?”

“ Io pensavo di venire a Kyoto il prossimo fine settimana, devo vedere una persona venerdì sera, ma penso che domenica sarò libera, e se ti va bene, potremmo incontrarci al parco davanti alla piscina”

“Oh, sì, va bene, ci vediamo domenica alle 3, va bene per te?”

“ok a domenica e mi raccomando, fatti trovare in forma!”

“Sì ciao, ciao”

Dovetti impiegare in paio di  minuti per comprendere quello che aveva detto e quello che avevo risposto, ma lentamente ero risuscito a ricordare ciò che avevamo concordato. Mi rimaneva solo un punto aperto, lei mi aveva detto che avrebbe dovuto vedere una persona venerdì e che si sarebbe liberata domenica, la cosa mi appariva essere un incontro galante, e iniziavo ad essere molto curioso della situazione. Che bisogno aveva di dirmi questa cosa? Era forse un modo per avvertirmi che veniva a Kyoto non per me, ma per qualcun altro, e che io ero soltanto una formalità che le toccava sbrigare? Mi sarei riproposto di chiederle spiegazioni in proposito.

 

postato da MissBrauch alle ore 22:33 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: a nord del confine a est del sol


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