braccia sottratte all'agricoltura

Racconti di provenienza ambigua
lunedì, 27 giugno 2005

A nord del confine, a est del sole - Capitolo 4-

Arrivò domenica e arrivò il mio incontro con Shimamoto. Rimasi subito colpito dall’aria ancora più matura e decisa che aveva assunto dall’ultima volta che l’avevo vista, indossava un cappotto primaverile verde pastello e aveva i capelli frisé alla moda dei film americani, certo ora non era più la ragazza traumatizzata dall’incidente e abbandonata dal padre che avevo conosciuto durante l’estate, aveva percorso la sua strada e ora era una donna indipendente. La cosa mi faceva sentire ancora più piccolo di quanto non fossi, nel mio giubbotto blu dell’università di Duke.
Lei mi abbracciò e le dissi:

“Ciao, sei in forma, come stai?”

“Bene, e tu? Come va il tuo ginocchio?”

“Guarito, non posso fare più molto, ma va molto meglio, e le tue gambe?”

“Posso correre e saltare, le ferite si sono tutte rimarginate”

Ci incamminammo verso la piscina, per la prima volta camminavamo assieme con un passo normale. Durante la nostra ora di nuoto, scherzammo e ci divertimmo molto, facemmo anche la nostra gara come promesso, ma entrambi ci fermammo poco prima di aver raggiunto il bordo, nessuno di noi voleva in realtà vincere.

Usciti dalla piscina erano le quattro e mezza e poiché Shimamoto aveva il treno alle sei, le chiesi se le faceva piacere andare a mangiare qualcosa in uno snack bar lì vicino.

Shimamoto aveva con se un grande borsone, il che significava che si era certamente fermata a Kyoto per il week end, allora, incuriosito, le domandai

“Se per te va bene potremmo andare a mangiare un po’ di sushi, c’é un bar delizioso qui vicino, o forse devi rincontrare la persona con cui sei stata durante il fine settimana?”

“Hajime, non essere troppo curioso, diciamo che mi fa piacere vederti e che voglio venire con te a mangiare del sushi, ma non chiedermi troppe cose sul perché ero qui a Kyoto per il fine settimana.

“Come vuoi tu, ma mi permetterai di farmi delle domande, dopotutto sei tu che mi hai detto che saresti arrivata venerdì, quindi dovresti aspettarmi la mia curiosità”

“Non penserai certo di essere l’unica persona che vive a Kyoto, vero?” disse con un sorriso disarmante, al quale non potei che reagire sorridendo anch’io

“Pensavo di sì, ma evidentemente mi sbagliavo....”

Durante il nostro pasto a base di sushi, discorremmo ancora del più e del meno, ma mi era chiaro che Shimamoto non gradiva raccontare nei particolari ciò che faceva a Kobe oltre all’universitá, così mi rimasero in gola molte domande e molte altre, ma non avevo il coraggio di formularle, per non irritarla.

Fu lei a dirmi per prima cosa era venuta a fare a Kyoto

“Hajime, tu mi vuoi bene?”

“Certo Shimamoto che te ne voglio”

“Allora non ti arrabbierai se ti dico perché ero a Kyoto questo fine settimana?”

“No, certo, prometto”

“Devi sapere che non é facile trovare un lavoro che dia il denaro sufficiente a mantenersi all’università e lasci il tempo necessario per studiare, ho provato a fare molti lavori: la cameriera, la bibliotecaria, la baby sitter, ma era sempre molto difficile e stancante”

“E allora che lavoro hai trovato?”

“Faccio l’intrattenitrice” disse abbassando un po’ il tono di voce,

“Sei diventata una gheisha?” dissi io un po’ stupito un po’ scandalizzato

“Noo, per fare la gheisha bisogna studiare, é un’arte difficilissima e antica. Io sono solo un’accompagnatrice. Ci sono molte persone sole che vogliono trascorrere il fine settimana con qualcuno e allora  mi pagano per dedicare loro il mio tempo”

“Ma devi fare l’amore con queste persone?”

“E a te cosa importa di ciò?”

“Niente, é solo che non capisco perchè queste persone ti paghino solo per accompagnarle”

“Faccio l’amore  solo con chi mi va di farlo, nessun cliente mi costringerà mai a fare l’amore con lui.”

Per un attimo non sapevo cosa dire, mi misi in bocca un makisushi abbastanza grande per non poter parlare, allora Shimamoto, per spostare il centro dell’attenzione da lei a me mi chiese se io avessi una ragazza e se fossi innamorato di qualcuno. Terminato di inghiottire il mio sushi, e diventato completamente rosso, risposi che non ero ancora interessato a nessuna ragazza.

Fortunatamente il discorso si incamminò poi su altri binari e non fui costretto ad affrontare più tali argomenti che decisamente mi imbarazzavano.
In effetti non avevo ancora avuto esperienze con ragazze e questo mi metteva decisamente a disagio quando con i miei compagni di scuola, negli spogliatoi, dopo le ore di ginnastica, qualcuno dei più disinvolti iniziava a fare certi discorsi.


postato da MissBrauch alle ore 23:03 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: a nord del confine a est del sol


Commenti
#1   28 Giugno 2005 - 00:02
 
cazzo, le storie di 'sti due mi stanno appassionando sul serio. continua così, miss. ma ti prego non farli trombare prima della ventesima puntata, altrimenti la cosa perde interesse. usando un paragone sacrilego è un po' come dawson's creek.
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#2   28 Giugno 2005 - 22:42
 
vediamo...ma almeno un po' di sesso tira su l'auditel...
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#3   29 Giugno 2005 - 12:11
 
il sesso tira su qualcos'altro, l'auditel lo tira su l'ipotesi del sesso
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