Era la seconda volta che lo beccavo quel bastardo, stavolta avevo dovuto inseguirlo fino allo Sheraton dell’aeroporto, in macchina, sfrecciando per le strade di Sampierdarena e di Cornigliano, contromano, tagliando i semafori, come nei film.
Non sapevo cosa cavolo li frullasse in testa, ma avevo un’innegabile timore, avevo già chiamato Ale, il mio collega, per radio, sarebbe arrivato al più presto; la volta precedente voleva combattere una crociata contro la televisione, ed abbattere i ripetitori delle stazioni televisive.
Le onde elettromagnetiche danneggiano le persone che vivono molto vicine alle forti sorgenti, un tubo al neon si illumina sotto i cavi dell’alta tensione, chissà cosa si illumina nella testa di quei poveri cristi che vivono nelle case sotto i grandi elettrodotti, ma poi muoiono tutti di cancro.
Arrivato davanti all’albergo la sua macchina e quella dei suoi scagnozzi erano quasi conficcate nel muretto dell’aiuola, i fiori le guardavano sbigottiti e curiosi; nella grande Hall dell’albergo c’era molta agitazione, turisti, apparentemente dirigenti d’azienda anglosassoni, pietrificati sulle loro poltrone, si sbracciavano indicando a tutti di mettersi al riparo. Le loro bocche si muovevano in maniera confusa, come se urlassero, ma non emettevano alcun suono; il silenzio era totale.
Subito mi ero diretto verso il consierge, o ad essere più precisi, il suo cappello, che spuntava dal bancone di marmo rosa. Avevo poco tempo, doveva dirmi alla svelta dove fosse andato e se aveva preso degli ostaggi o cos’altro.
<Di di diii sopra> indicando le grandi scale
<Quanti sono?>
<Ci ci ciiinque, due ragazzini biondi, due be beestioni armati, e e uno smi smilzo, che da da ordini>
<Non faccia avvicinare nessuno alle scale, dica a tutti quelli che sono in camera di non uscire e faccia sgomberare la Hall. Subito!>
La situazione non era troppo tragica, io ed Ale ce la saremmo cavata bene, ma lui non arrivava.
Io avevo trovato un ottimo nascondiglio da dove potevo vedere benissimo tutto l’androne delle scale, tutto era fin troppo tranquillo.
Dopo circa mezz’ora che tenevo sotto tiro il nulla, cade un grosso foglio bianco formato A2, come una piuma enorme, sostenuto dall’aria, lentamente inizia a cadere dondolando nel vuoto, una mano si era sporta per tentare di prenderlo al volo. Erano al secondo piano. Senza chiedermi cosa potesse essere quel foglio, avevo capito che l’unica cosa da fare era impossessarmene, stando attento a ché nessuno mi sparasse dall’alto.
Ero ancora da solo nella mia postazione, avevo fatto segno ad Ale, arrivato nel frattempo, di non muoversi e di rimanere nella Hall. Lui aveva tempestivamente spento la luce del grande lampadario che illuminava l’androne delle scale, ed io mi ero lanciato a prendere il foglio sentendo un sibilo di pallottole attorno a me.
Poi, col foglio tra le mani, ero tornato verso il mio nascondiglio, dove nel frattempo era arrivato anche Ale.
<Sono formule, ci capisci? A me sembra chimica!> Gli avevo detto
<Sì, sì, sono le reazioni dei CFC con l’ozono>
<E che cazzo c’entra?>
<Non lo so, bisogna stare attenti, non vorrei che ci sia un bersaglio chimico nella sua dannata testa di cazzo!> Aveva detto Ale accendendosi una Diana blu.
<Come nei film americani, pazzo tenta di radere al suolo tranquilla cittadina, vuole in cambio qualche svariato milione di dollari…>
<Sì come telespalla Bob….>
Avevo preso la trasmittente e chiamato la centrale, dicendo di non intervenire assolutamente. Bisognava prima capire cosa avesse in mente.
